Nota etimologica sull'etichetta

ETICHETTA - Est hic haec ( res ) = Questa cosa è qui.
Più aderente e, potremmo dire, più adesiva di così non potrebbe essere!
La derivazione dal latino sembrerebbe inoppugnabile per riferire una porzione di carta al suo contenuto; ma non è così. Bisogna diffidare delle etimologie quando risultano troppo suggestive. È quasi accertato che la parola francese étiquette (da éstiquier - 'attaccare') deriva invece dall'olandese ticken (da cui l'inglese ticket) e significa proprio 'applicare'.

La parola spagnola etiqueta in Ispagna passò, verso la metà del Seicento, a designare semplicemente il cerimoniale di corte e nella corrispondente parola francese e italiana acquistò la medesima accezione, per cui il vocabolario della Crusca la riprovò e suggerì l'uso già corrente di polzzino e di bottello. Per polizzino si intendeva quel piccolo cartiglio che figurava anche sulle costole dei libri e sui fascicoli a indicarne l'oggetto o i contenuti. Il polizzino (piccola polizza, dall'antico latino apodixa, di chiara derivazione greca) veniva anche applicato su i recipienti di vino. Forse la più antica citazione in questo senso rimonta al XVII secolo e fa riferimento proprio a due vini toscani! Lorenzo Megalatti (Roma 1637-Firenze 1712) in Carmi Anacreontici scrive: Da qui quel polizzin Montepulciano / quell'altro: Chianti del '96". Questa ricerca di scavo ci ha portato a scoprire la più antica citazione che corrisponde al significato e alla funzione attuale della nostra etichetta.

Forse ancora più interessante un brano di V. Imbriani (Napoli 1840-1886) che compare in Racconti e novelle dell'Ottocento: "Or questa or quella polizzina lodava; e si rallegrava della serie compitissima di etichette de' vini renani". E questo stabilisce che già da un secolo e mezzo c'erano collezionisti appassionati di etichette!
Un'altra parola in seguito usata per indicare il contenuto di un recipiente era bottello. Bottello (piccola botta) era uno stampato di piccolo formato e doveva il suo nome al rumore che il torchio tipografico produceva quando batteva sul piano di stampa.
Col passare del tempo però questi due termini sono stati abbandonati e la parola etichetta, nel suo significato primario, è entrata nel linguaggio comune e ha riconquistato definitivamente il suo posto nel nostro vocabolario
L.M.

Citazioni bibliche sul vino dal V.T.

Il vino che fa allietare il cuore dell'uomo,
l'olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
Sal 104,15.

Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che ho preparato
Prov 9,5.

Va, mangia con gioia il tuo pane
Bevi il tuo vino con cuore lieto

Il vino allieta la vita.
Qo, 7, 5, 19.


Il vino è come la vita per gli uomini
purché tu lo beva con misura.
Che vita è quella di chi non ha vino?
Questo fu creato per la gioia degli uomini:
Allegria del cuore e gioia degli uomini
è il vino bevuto a tempo e a misura.
Sir 31, 27,28.

Note enologiche


Agresto: bevanda o sugo che si ottiene da mosto di uve acerbe.

Agresto
Speciale tipo di vite con uva che non giunge a piena maturazione; il succo che se ne ricava è usato come aceto, come bevanda, come condimento. G. Morelli, 297: usa, se hai buon istomaco l’aceto e l’agreste, ma non tanto ti desse noia a smaltire. Leonardo, 2469: la feccia dell’agresto, ma prima secca fa acqua resolutiva. Macchiavelli 739: la corte ha ordinato una cassa…; danari due per uomo il giorno per e’lingi, cioè tovaglie e tovaglioli, aceto e agreste. Michelangelo 36-16: ‘L morso il ben servir togli’ a’serpenti / come l’agresto quando allega i denti. Idem 36-74: tu m’entrasti pe’ gli occhi, ond’io mi spargo/come il grappol d’agresto in un’ampolla. Sederini I-540: egli è una certe sorte d’uve che quando l’è matura è verde come l’agreste, di poi ingialla in poco, e quando quella è in agresto, è nera murata coma la canaiola; così parendo ella matura, quando l’altra è tutta agresta. Questo vitigno è ottimo per fare agresto. Redi I-544: vi sono tali erbe che stillate in vasi sono di tanta efficacia e di tanta forza, che mischiate con acque intorpidate a bella prova, le rischiarano e le tornano alla primiera limpidezza come appunto sol fare il sugo di limone e dell’agresto. Carena I-457: agresto, uva immatura acerba, e tutt’ora verde. Anche chiamasi agresto il liquor agro che se ne cava, spremendo l’uva con lo strettoio o ammaccandola in mortaio, e servesi per condimento. Dalla voce latina ager che significa “campo”.

Tegolato


Tegolato: vino così chiamato perché, una volta imbottigliato, viene esposto tra tegolo e tegolo

Il tegolato della Canonica di Crespina..

Si piglia il vino nero, limpido, di seconda bollitura,
ma che sia un vinone, si versa nel fiasco,
che però deve rimanere un po’ scemo
perché, sennò, il sughero parte.
Si tura bene e s’incerallacca.
I fiaschi vanno messi a giacere su gl’embrici
tra tegolo e tegolo ancorati con un cordino
all’abbaino e si lasciano a tutte l’intemperie.
Per anni e anni ce ne possiamo dimenticare.
Quando si ripiglia, il fiasco non deve essere caldo,
e non va sciabordato. Va tenuto al fresco prima di travasarlo con la tromba.
Si serve in un’unica mescita portando i bicchieri verso il fiasco
e non il fiasco verso i bicchieri. Il fondo va buttato via.
Garba ai bevitori sani e fa bene ai convalescenti e alle donne in cinta.

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Canonico Lelio Mannari